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Cariati (Cs), lesioni ad ex carabiniere: 48nne assolto in appello

Si è concluso con una sentenza di assoluzione dinanzi alla Corte di Appello di Catanzaro il processo a carico di E.G., 48enne di Cariati accusato di aver massacrato con calci e pugni un ex carabiniere, difeso di fiducia dagli avvocati Provino Meles e Raffaele Meles del Foro di Castrovillari.

LE ACCUSE Secondo la prospettazione accusatoria, l'uomo si sarebbe recato, unitamente ad un altro soggetto rimasto sconosciuto, presso un noto villaggio turistico di Mandatoriccio dove, dopo una discussione a quanto pare per futili motivi, avrebbe aggredito il 40enne pugliese A.R. che si trovava in Calabria per ragioni di lavoro. Per come sostenuto dall'accusa e confermato anche da alcuni astanti, l'aggressione si sarebbe consumata suon di calci, pugni e schiaffi fino a farlo cadere tramortito per terra. Il 48enne si sarebbe fermato solo per le urla di una anziana signora che aveva assistito alla scena e si sarebbe poi dato alla fuga. Aggressione, secondo le contestazioni accusatorie, non solo fisica ma anche verbale, con il proferire di frasi minacciose durante il pestaggio. Il 40enne venne poi soccorso e portato presso l'ospedale di Cariati, dove i medici diagnosticarono contusione cranica, allo sterno, alle spalle e agli arti inferiori, tanto da necessitare di sette giorni di ricovero.

IL PROCESSO In primo grado, la difesa sostenne l'insussistenza delle minacce e la scarsa credibilità della parte offesa e dei suoi testimoni, nonché l'assenza di una prova certa tra l'aggressione lamentata e le lesioni refertate. Tesi, questa, che venne parzialmente accolta dal Tribunale di Castrovillari, con sentenza di assoluzione per le minacce e derubricazione del reato di lesioni con la fattispecie meno grave di percosse. La difesa impugnò la sentenza di primo grado dinanzi alla Corte di Appello di Catanzaro, rilevando come in effetti non ci fosse margine neanche per la più lieve ipotesi del reato di percosse. Lo scorso 11 marzo, i giudici di secondo grado hanno emesso una pronuncia favorevole all'imputato.